Please, die.

Chiamiamolo autolesionismo, chiamiamolo “forse vorrei soltanto vedere la tua vita andare a rotoli almeno la metà di quanto hai fatto con la mia.” , chiamiamolo come vi pare, diamogli un nome perché “faccio cazzate” è troppo generale e riduttivo.

Il senso di continuare a scavare in un profilo di una persona che continuo a definire morta nella mia vita, io non lo trovo, eppure è un bisogno.
Un fottutissimo bisogno che continua ad essere presente nella mia vita.
Forse spero di scoprire che sei morto davvero.
Forse spero di trovare qualcosa che mi faccia aggrappare anche soltanto un attimo a un pensiero che non sei una merda così grande quanto io ho potuto vedere.
Non è successo, non è mai successo in questi non quanti cazzo di anni ma io continuo a sperare. Continuo a sperare che tu sia una persona migliore perché forse potrei sentirmi meno stupida, perché probabilmente riuscirei finalmente a lasciare che questa cosa sia solo un ricordo e non un qualcosa che nella mia vita esiste ancora e fa costantemente peso su ogni mia decisione. Magari riuscirei perfino a trovare quel briciolo di sicurezza che tu mi hai succhiato, magari riuscirei a guardare le mie foto di qualche anno fa senza aver voglia di vomitare o distruggere tutto.
Vorrei dirti di smetterla di fare ancora male ma fondamentalmente sono io. Sono io che continuo a darti tutta questa cazzo di importanza. Ma no, non perché possa minimamente interessarmi di te, semplicemente perché ormai vivo con l’angoscia di essere così stupida, accecata e manipolata ancora. Vivo con l’angoscia di ritrovarti sotto altre vesti, con un altro nome, con un altra faccia. Vivo con l’angoscia di rivivere quell’inferno che tu sei riuscito a crearmi con una tale facilità da farmi apparire come la persona più debole e insignificante dell’universo.
E sì, è vero, ce l’ho fatta,ne sono uscita a testa alta.
Ma queste cazzo di cicatrici non ne vogliono sapere di guarire e di fare male e bruciare ogni fottuta volta, sopratutto perché continuo a buttarci del sale sperando serva a farle andare via e invece poi fanno soltanto più male. E la cosa che mi fa ridere è che tu lo dicevi sempre che il tempo in realtà non aggiusta un cazzo, siamo noi a sistemare le cose e allora vuol dire che io continuo ad essere una deficiente che non riesce a sistemare nulla,che non sa fare ordine nella sua testa,nella sua vita, che ricade sempre nello stesso burrone in un attimo dopo aver usato tutta la sua energia per risalire.
E allora ricomincio a salire, come sempre.

Sono momenti che poi passano, si.
Sono momenti che mi ributto giù ed ora devo solo far forza e risalire,aggrappata a cose che potrebbero sparire, a persone che non so nemmeno se resteranno, a parole che forse hanno peso soltanto per me.

L’importante però è rialzarsi ed io lo faccio sempre.
Tu invece?
Davvero riesci a vivere e sorridere e ritenerti fiero dopo tutto quello che mi hai fatto?
Davvero credi di esser tu quello più forte?

Sarò io il tuo peggior tormento.
Ti addormenterai sognando tutto il male che mi hai fatto fino a quando diventerà così forte da soffocarti perché fidati, prima o poi ti accorgerai che è stato troppo disgustoso anche per un essere viscido come te.

Davvero, con affetto.
M u or i .

Annunci

•Questi segni sulla pelle non vanno più via.•

Ogni tanto fa bene guardarsi alle spalle,camminare dritti,seppure a testa alta, a volte ci fa correre il rischio di non guardare la strada che stiamo percorrendo,quello che abbiamo superato e cosa abbiamo affrontato. Pensare troppo a cosa vogliamo raggiungere può farci dimenticare quanto forti siamo stati fino a quel punto.
Credo che tutti fondamentalmente debbano esser sempre soddisfatti della strada fatta, anche se spesso è più facile sminuire tutto, per sedersi in un angolo della propria vita pensando “Io non sono forte abbastanza”.
Sciocchezze.
Siamo tutti abbastanza forti.

Tutti abbiamo una storia che va rispettata, tutti abbiamo un passato che in qualche modo ci ha lasciato delle ferite.
Dobbiamo lasciare che il tempo queste ferite le guarisca ma nascondere le cicatrici non serve a nulla, se qualcosa è stato talmente forte e importante e doloroso da lasciarci un segno addosso, non dobbiamo aver paura che qualcuno lo veda. Nessuno lo capirà probabilmente, qualcuno fingerà di poterlo fare , qualcun altro penserà che il suo è più profondo, che ha fatto più male .
Io ho capito che nessuno,forse,soffre di più o di meno.
Non c’è un dolore più grande , quando ci sentiamo tirar giù, quando vorremmo sprofondare, quel senso di debolezza,di paura,di angoscia ci assale più o meno allo stesso modo. Ci sentiamo persi. E quando sei perso poco importa se hai sbagliato strada,se sei caduto da un burrone, se stavi scappando. Poco importa se ti sei slogato una caviglia o se hai finito la benzina nella macchina. Quello che conta è che tu ti faccia forza e ritrovi la strada, consapevole che hai perso dei pezzi più o meno importanti della tua vita e perdere qualcosa non è mai positivo. Forse chiederai aiuto ad uno sconosciuto che ti riporterà a casa, forse prenderai il cellulare e seguirai una mappa oppure lascerai semplicemente che il tuo istinto ti suggerisca dove andare.

L’importante è che una volta passato tu non dimentichi,vada avanti,ma non dimentichi come ti sei sentito quando eri perso,quanto hai lottato per farcela e come sei sopravvissuto soltanto grazie a te.
Guarda quelle cicatrici,portale come il più grande segno di vanto per quel che sei.

Perché sei forte,cazzo.
E se non è riuscito nessuno e niente ad abbatterti allora non devi permetterlo MAI nemmeno a te stesso.

image

Il miglior spettacolo della mia vita – “Il più bel secolo della mia vita”

Una canzone intima da non fare mai in pubblico

“E ‘nsomma ‘ndo so’ nato?”
“Mh.. qui dice ospedale in Cingoli, provincia di Macerata..”
“..so’ burino?”
“A quanto sembra.. poi però dice che è stato trasferito a Lariano”
“Eh.. stavo giusto a pensa’ ad un posto più burino de Cingoli in provincia de Macerata.. ma dimme ‘npo’.. nunne’ che perilpiùbelsecolodellamiavita-1 caso su quer coso ce sta’ scritto se mi’ madre era daa’ Lazio?”

N.N.
Ovvero figli non riconosciuti.
400.000 anime che non sanno di chi sono figli, di che malattie s’ammaleranno o da dove provengono.
Giovanni (Francesco Montanari) esordisce in sala, a luci accese, distribuendo i volantini della FAEGN (Figli Adottivi e Genitori Naturali) ed invitando il signor Gustavo (Giorgio Colangeli), futuro centenario, a parlare della sua esperienza: lui, tra sei mesi, saprà chi sono i suoi genitori.
Perchè in Italia esiste questa legge che vieta ai figli non riconosciuti la possibilità di conoscere l’identità della madre

View original post 193 altre parole

•Come puoi rialzarti quando sei a terra se non trovi nemmeno un solo motivo per farlo? •

Erano secoli che non mi succedeva,almeno un paio d’anni,per rendere l’idea,nemmeno nei periodi peggiori.
Mentre lavavo i capelli e non ricordo nemmeno piú quale canzone spotify aveva deciso di proprinarmi,sono crollata,letteralmente. Mi sono accasciata nel mio angolino,con le spalle al muro e le lacrime che non so nemmeno spiegarle. Sono rimasta li,rannicchiata mentre l’acqua scendeva e mi bagnava le gambe per non so quanto. Non avevo voglia di rialzarmi,non avevo la forza .
Non c’era nessuno a tendermi la mano,ero da sola con le mie paure e tutto quello che mi faceva male,stanca. Stanca perchè anche nel lasciarsi scivolare le cose addosso l’impatto e la botta fanno male.
Non volevo rialzarmi perché era come mi sentivo,accartocciata in un angolo della mia vita a fissare lo scorrere delle cose; non volevo rialzarmi perché sentivo il cellulare continuare a squillare e non avevo nemmeno un po’ voglia di rispondere a quei messaggi.
E sono rimasta li. Senza dover nascondere come mi sentivo perché tanto nessuno capisce,perché “sei una palla’,perché ‘sei tu che esageri”.
Continuavo a ripetermi di dovermi rialzare ma non riuscivo.

Come puoi rialzarti quando sei a terra se non trovi nemmeno un solo motivo per farlo?

E ora sono fuori.
In piedi.
Sorridente.
Ho indossato la mia maschera piú convincente ,il sorriso piú finto e lo sguardo migliore.

E si ricomincia.
Sipario.
In scena.

Perché tanto il vuoto che hai dentro non lo vede nessuno per fortuna.