Quel momento in cui apri Facebook e ti ritrovi a vomitare parole in una chat.

Mi fa schifo,mi fa terribilmente schifo. Ma non quello schifo che tu gli romperesti qualcosa addosso o gli urleresti quanto è un pezzo di merda. Quello schifo che ti fa schifo in silenzio che non hai parole, che stai zitta e non dici niente. Che non apri nemmeno i suoi messaggi e te ne freghi se magari ti vede online e tu non gli stai rispondendo. Te ne freghi perché pensi che lui è talmente schifoso che non merita nemmeno una spiegazione. Davvero, mi conosci. Do ottocento opportunità alle persone, mi rialzo, perdono, non nego MAI nulla a nessuno. Nemmeno a chi cerca di uccidermi , nemmeno chi mi ha privato di una vita. Sono sempre flessibile perchè io ci credo che le persone in fondo non fanno schifo, ci credo sempre troppo in questa cosa e nel bene o nel male io qualcosa di buono lo riesco a spuntare anche da chi fondamentalmente non ha nulla da dare. Ed è per questo che mi rialzo, anche dopo che mi hanno preso a calci in faccia mi avvicino e quasi chiedo scusa perché a loro fanno male i piedi dopo avermeli sbattuti addosso senza motivo. Sono così e non voglio cambiare perché le persone fanno schifo. Però sono delusa come poche volte. Io non posso dirgli nulla, perché è stato talmente chiaro e trasparente che io davvero non ho nulla da potergli dire. Però, serena, come stanno le cose lo sappiamo. Lo so io, lo sa lui. Sa lui delle canzoni che metteva, che mi faceva capire che un po’ ci rispecchiavano. Lo sa delle risate e delle cose solo nostre, che ci facevano ridere e stare bene. Sa di tutti quei piccoli gesti e parole che facevano capire che forse proprio sul cazzo non gli stavo e che mi stava dimostrando delle cose che nessuno aveva fatto. Per me sono sempre stati importanti i gesti , più delle parole. Sarà perché io dico sempre cose diverse da quello che faccio, perché a volte mi convinco delle cose, provo a convincermi delle cose perché non voglio ammettere sia così. Ed è per questo che io do importanza ai gesti. Do importanza ai gesti perché le parole a volte non le so usare, mi nascondo dietro a frasi fatte. Do importanza ai gesti perché ho sempre dato più importanza ai silenzi che alle parole dette per riempire i buchi. Mi sento delusa. Mi sento delusa forse più da me che da lui. Perché ci credevo davvero di essere importante, perché mi ci faceva sentire davvero e non succede spesso. E’ l’ennesima pugnalata, l’ennesima delusione ma sai cosa? una volta mi facevo cambiare, tendevo almeno per un po’ ad allontanarmi da tutto e tutti e odiarli davvero gli esseri umani. Ora invece ci sto male, sì, però poi sorrido e mi aggrappo alle mie certezze. Qualche persona su cui so di poter contare e qualche oggetto che sa essere più utile di quasi tutti gli esseri viventi. Sono stanca, davvero. Ha superato quel limite come nessuno aveva fatto mai fondamentalmente senza fare nulla. Ora penso che veramente sia definitivo questa sottospecie di addio che forse esiste solo nella mia testa.

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-Grazie.

Sono incazzata. E ti odio.
Ma odio più me.
Sì, odio più me perché fondamentalmente tu non hai colpe. Sono io la cogliona che continua a strisciarti dietro nonostante tutto, che ci rimane di merda a vedere cose,che dice di dover prendere le distanze e poi puntualmente si scioglie anche se non te lo da a vedere illudendosi che così ti sto stando alla larga. Ora, tipo, vorrei spaccarti la faccia. Così,anche se tu mi diresti che non hai colpe, perché io e te non siamo un cazzo,no? Io non sono un cazzo nella tua fottutissima vita.
Sono stupida, tremendamente stupida.
Continuo a rimanere aggrappata a qualcosa che non esiste, continuo a vedere in te cose buone e poi incazzarmi quando mi dimostri il contrario. Continuo a scrivere,post dopo post sperando che leggere tutte le incazzature che mi dai ogni volta possano aiutarmi a non rifinire nello stesso giro. Non è così che funziona. Non posso permetterti di avere tutta questa influenza nella mia vita, di arrivare e sparire e fare i cazzi tuoi e poi sparire di nuovo. Non posso permetterti di ributtarmi giù, di farmi venire voglia di essere qualcosa di diverso, di provare ad imitare persone perché penso che c’è qualcosa di loro che ti piaccia, cosa che non succede con me. Sono stanca di lasciarmi distruggere dalla tua superficialità, di vedere il mio viso spegnersi a causa tua e poi illuminarsi di quella luce finta, superflua e momentanea che ultimamente mi dai. Sono stanca degli sbalzi d’umore. E vorrei ricordarmelo, vorrei riuscirci davvero a trattarti come meriti.
Tu e la tua fottutissima coerenza.
Cosa dovrei dirti? Nulla. Fondamentalmente tu hai messo le mani avanti abbastanza da poter fare qualunque cosa. La stupida sono io. Che a momenti si illude di esser diversa, di significare veramente qualcosa per te. La verità è che sono solo uno stupido giochetto per quanto tu possa negare che sia così. Sono soltanto uno dei tanti giocattolini che ti servono quando hai paura di esser solo. Ed io sto cominciando seriamente ad essere stanca. E pensavo che l’essermi allontanata così tanto, il “meglio che siamo soltanto amici e ci fermiamo li” avrebbe scosso le cose. Ma cosa dovrebbe muoversi se di base a te non te ne fotte un cazzo? cosa dovrebbe cambiarti la mia assenza se è soltanto uno dei tanti tappabuchi che puoi colmare con qualcun altro o qualcos’altro .

Sono arrabbiata.
E delusa, ancora una volta.

Forse è la volta buona che riesco a spingerti fuori definitivamente.
O forse è soltanto un altro passo che sto facendo lontano da te. Arriverà comunque il momento in cui sarò arrivata abbastanza lontano da dimenticare dove stavo andando e lasciarti alle spalle.

Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. È l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.Come un sibilo fluttuante e sinuoso.A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.

Italo Calvino – “Prima che tu dica pronto”

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-the end-

Dicevi che mi avresti curato,che ti avrei trovato sempre ogni volta se ne avessi avuto bisogno, ci saresti stato qualunque cosa sarebbe successa. E ora guardaci. Io nel mio angolo a medicarmi le ferite tra gli “sto bene” sussurrati insieme ai sorrisi finti, tu chissà dove a fare chissà cosa sempre più lontano da me. Ed è Ok. Perché ormai sono io stessa a respingerti, a usare tutte le forze che prima spendevo per tirarti da me per trascinarti lontano e scappare,scappare sperando di non vedere te seguirmi. E mi secca,cancellare le tracce, sorriderti dicendo che va tutti bene. Mi secca perchè vorrei vomitarti addosso queste parole anziché scriverle dove non le troverai. Ho paura. Di non fare la cosa giusta. Continuo ad illudermi che tu sei quello che io avevo visto,piú perché non riesco a perdonarmi di essermi lasciata abbindolare per l’ennesima volta, che per la tua reale assenza. A quella ormai mi sono abituata. Ai visualizzato,alle battutine alle altre,alle attenzioni che non mi hai dato. Mi sono abituata perfino a quelle che tu dicevi fossero le tue paure , quelle che a tuo dire erano la causa del nostro non poter essere nulla. Che poi che cazzo saremmo dovuti essere? Ci saremmo dovuti etichettare come delle scatolette,sperando che quella data di scadenza ci avrebbe scosso a consumare tutto,senza pietà. Invece siamo rimasti in un oblio, senza poter chiedere nulla,senza essere nulla nella maniera più totale. A togliermi i vestiti e diventare più fragili ferita da un’assenza che non sarebbe stata riempita , che aumentava pian piano tra respiri che si univano. È solo che io sono stanca. A lasciarmi scrivere addosso e vederti cancellare un attimo dopo. Sono stanca di nuotare fra parole che non sono MAI quello che fai.
Sono stanca di essere la tua ragazza quando tu ne hai bisogno.

-Caro amore,ciao. Per sempre.

e siamo scambiati gli odori, il profumo e le abitudini; ci siamo contaminati con i nostri modi di fare,le frasi fatte.
Ci siamo stati senza esserci, siamo stati qualcosa, senza essere nulla.

Ora, però, come ogni cosa bella che si rispetti siamo arrivati al punto di rottura.

Siamo arrivati al punto in cui non si può semplicemente andare avanti fingendo che non sia cambiato nulla, non si può andare avanti senza farsi domande, almeno io non posso. Questa situazione comincia ad essere insostenibile, questo mio dover essere un fantasma nella vita di qualcuno, di esserci senza che lui lo sappia davvero, dello stare in un angolo ogni volta, aspettando impaziente il mio momento, vedere sgretolare ogni certezza fra le domande a cui non potrò mai ricevere risposta, quelle che eviti e che fai finta che non esistano. C’è che sono stanca,esausta,di non sentirmi all’altezza proprio quando sto cominciando finalmente a capire che lo sono.
In un momento ho visto la mia vita capovolta, quello che sembrava esser l’unica cosa capace di darmi felicità, è improvvisamente diventato un ostacolo, un buco nero nella mia vita ; forse senza rendermene conto mi trovavo a testa in giù, forse sono semplicemente stanca di sentirmi sulle spalle il peso della leggerezza.

Ora vorrei semplicemente vederti scomparire dalla mia vita, pian piano, corroso come lo smalto dalle unghie che proprio ora sto tirando via. Mi piacerebbe potesse essere così semplice anche con le persone, anche se mi rendo conto che per qualcuno lo è. Ti scelgono in base ai vestiti, ti “abbinano” per un loro particolare stato d’animo, poi quando sono stufe ti tolgono via con un batuffolo di ovatta o ti strappano via in un colpo solo. Ti scoloriscono, ti sbiadiscono e poi è come se non fossi mai esistito.
Solo che io non ci riesco. Io non riesco a cancellare i colori dalla mia vita, lascio che ogni sfumatura mi rimanga addosso, dimentico il nero, dimentico il marcio di ogni persona e finisco per ricordare solo quello che di buono hanno potuto lasciarmi. Ed è un problema grande, probabilmente. E’ questo il mio problema.

Scriverò queste parole sperando che tu le legga, facendo però in modo che tu non possa farlo facilmente .
Lacerata a metà tra razionalità ed istinto, come sempre, opterò per un compromesso che però,forse, pende più da una parte che dall’altra.

‘Non sei stato mio e mai mio sarai.’