I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
-Pablo Picasso

DSC_0121

Penso sempre che mi piacerebbe saper disegnare quindi a volte prendo un foglio, una matita. Provo a scarabocchiare qualcosa, inevitabilmente finisco a cercare tutorial dai titoli imbarazzanti . Di solito questa fantasia mi dura circa dieci minuti, fino a quando non mi arrendo alla prova schiacciante del mio esserne totalmente e irrimediabilmente negata.
La consapevolezza, però, continua ad essere abbattuta di tanto in tanto da quella sottospecie di bisogno, a volte impossibile da sopprimere, di riuscire ad esternare i colori che mi sento dentro.

Inevitabilmente, dopo questi attacchi d’arte che fanno invidia a Giovanna Muciaccia, scrivo.
Non che mi riesca poi tanto meglio, alla fine dei conti, però in qualche modo questo flusso di parole random mi permette di imprimere quei colori e quelle immagini più o meno come vorrei succedesse quando prendo una matita e qualche pastello.

Mi infastidisce l’idea di dimenticare.

E’ vero, sono sensazioni e pensieri leganti soltanto ad un momento eppure odio terribilmente l’idea che vengano buttati via.
Fondamentalmente è quello il motivo per cui fotografo ogni piccola stronzata, screnshotto conversazioni stupide e condivido quasi quotidianamente canzoni o citazioni. Allo stesso modo mi piace riguardare e rivivere certe cose. Sfogliare pagine, fotografie imbarazzanti e parole piene di rabbia e delusione. Mi piace rileggere quello che ho scritto in momenti di incazzatura, ho bisogno di farlo. Cogliere le sfumature che ho voluto buttare su un blog o scarabocchiato da qualche parte sul muro della mia camera. Vedere come ho reagito in certe circostanze e come reagisco in altre piuttosto simili, tempo dopo. Mi aiuta ad analizzare me stessa, mi mostra come l’influenza di certe cose sta agendo su di me, come sto cambiando e, qualora non mi piace quel cambiamento, mi aiuta a lavorarci su, a lavorare su me stessa.

Ci sono periodi in cui mi sento veramente fragile, vulnerabile.
Ultimamente mi sento un po’ imbattibile e un po’ soddisfatta. Un misto tra egocentrismo e voglia di rischiare. Mi sento come se non avessi più bisogno di vincere. Sì, perché fondamentalmente era contro di me che stavo giocando. Stavo provando a combattere me stessa e ogni volta che dicevo di esser quasi arrivata alla vittoria mi rendevo conto che avevo un altro colpo da incassare; continuavo a colpirmi da sola, dicendomi che ero in vantaggio. 

Poi ho capito.

Ho capito che gran parte dei problemi erano nella mia testa, che continuavo a costruire mura per difendermi e abbatterle da sola poco dopo, che continuare a sprecare fatica ed energia per combattermi non era una grande idea. Quindi ho cominciato ad accettarmi. Sì, ad accettarmi e lavorare su me stessa per migliorarmi. Lavorare per me , non contro di me, che detta così mi fa apparire con una persona dalle venti personalità, fra l’altro.
E per quanto possa sembrare stupido, mi ha aiutato il mio voler imprimere tutto, le mie bozze, qualche canzone che non ho mai finito a scrivere e un blog su cui continuo a postare pensieri sconclusionati e senza un filo logico.

Questo posto è un po’ il mio diario (non)troppo-segreto.
Spero che abbiate degli occhiali da sole, perché oggi questo disegno è pieno di colori luminosi.

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