-nessuno si salva da solo.

Non puoi salvare tutti.

Sono giorni che me la ripeto questa frase, che cerco di farla entrare nella mia stupidissima testa rovinata probabilmente da immagini di eroine e personaggi di telefilm, libri o fumetti. Riflettendoci bene ,però, anche quei personaggi, a volte, sono costretti a sacrificare qualcosa, a lasciar andare qualcuno. Non posso essere io a salvare tutti.
Qualcuno si nasconde dietro finte insicurezze, dietro paure mentali o caratteri strani fingendo di chiederti aiuto. Lo fa con l’ipocrisia di dire a se stesso che qualcosa per stare meglio lo sta facendo, appoggiarsi su di te.
Davvero, mi sono caricata di responsabilità e paure altrui talmente tante volte, ho passato notti insonni a cercare di trovare una soluzione per qualcun altro che invece dormiva beatamente mentre c’ero io a dargli sicurezze e giuro che non mi era mai pesato finora.Credo di averlo sempre avuto questo senso di pseudoprotezione verso chiunque, distinguendo sempre troppo poco chi meritava il mio aiuto da chi invece stava solo cercando di trarre vantaggio dai miei modi di fare.Mi sono sempre portata sulle spalle i pesi delle vite di più o meno tutti quelli che passavano per la mia di vita, mettendo da parte i miei problemi e aggiungendo sempre più ansie e timori a quello che invece io in maniera già poco tranquilla stavo vivendo.

Credo di aver preso troppo seriamente quel “Nessuno si salva da solo”, senza però chiedermi chi avrebbe aiutato me a salvarmi mentre rincorrevo i disastri di tutti gli altri. Oggi,però, sono arrivata al fatidico punto di rottura.

Qualcuno mi ha detto che non è mio il compito di tirare fuori tutti dai loro problemi, che qualcuno, forse, non ci tiene poi così tanto ad essere salvato.

Non puoi esser tu a salvare tutti.

Sono giorni che questa frase cerco di capirla davvero. Di solito quando mi comincio a convincere delle cose passo in quella fase di incredulità iniziale in cui scrivo un post su questo inutilissimo blog o un messaggio a qualcuno. Scrivo cosa sto cercando di impormi di pensare, cosa razionalmente penso di dover fare però poi non riesco mai. Ricado nello stesso fosso fino quando mi ritrovo a starci male di nuovo. A quel punto rileggo quello che ho scritto e ci riprovo sul serio.

Non sarò io a salvarvi, non stavolta.
Non sarò io a salvare chi mi ha saputo soltanto disprezza e costantemente fatto sentire come se dovessi esser qualcuno o qualcos’altro.

Per stavolta, mi dispiace, ma sono cazzi vostri.

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