Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi.

Ho tirato fuori questo blog che nessuno ha mai letto perché avevo bisogno di parlare a qualcuno. L’unica disposta a leggere (e eventualmente rileggere) l’ennesimo mucchio di parole, come sempre, sono io. La me attuale o quella del futuro, che tra qualche anno rileggerà queste parole come spesso accade realizzando che non è cambiato in linea di massima nulla . E’ divertente. Ci riempiamo la bocca di parole, di “sono cambiata rispetto a qualche anno fa” ma poi ci ritroviamo con gli stessi errori ,un po’ travestiti da qualcos’altro ma di fondo sempre uguali.

Non so nemmeno io cosa esattamente ho bisogno di dire, per cosa vorrei lamentarmi oggi.

Forse scrivo perché mi piacerebbe essere catapultata a qualche anno fa e fare in modo di non commetterli quegli errori, perché ora ne pago le conseguenze e ne sento tutto il peso. Vorrei aver detto più spesso a mia nonna di volerle bene. Vorrei tanto aver voluto renderla orgogliosa.

Saranno passati anni da quando al liceo leggemmo, analizzammo e commentammo un passo di Seneca. Parlava di come facilmente sprechiamo tempo ma poi, nel momento opportuno, ne vorremmo dell’altro.
Mi è rimasto stampato nella testa eppure ogni giorno io commetto questo stesso errore. Quando dovrei concentrarmi, invece fisso il soffitto pensando che devo fare troppe cose. Quando chiudo gli occhi e cerco di visualizzare quello che mi fa star bene quando il respiro diventa pesante.

Vorrei avere più tempo.

Quando a tre giorni da un esame fatto e rifatto svariate volte guardi quei fogli sparsi e non sai da dove cominciare. Una parte di te pensa che è ok, che non sei messa così male; l’altra, quella che ha incassato le pugnalate dice che non andrà bene, che tutto questo non basta. Ed eccolo, il cuore che sembra voler uscire dal petto e quel macigno sullo stomaco. Ci sono momenti in cui vorrei mollare. Sono esausta e nessuno mi sembra capirlo. Perché non ho più nemmeno la gioia di arrivare al traguardo. Perché quando ci metti più tempo del dovuto, molto più tempo del dovuto, nessuno si chiede cos’è successo lungo il tragitto. Nessuno sa che ogni “ma tu ancora non ti laurei” è una pugnalata, che impari a rispondere col sorriso ma che sei esausta . Non mi va di dover dare spiegazioni. Non mi va di dover giustificare il mio ritardo. E’ già abbastanza estenuante pensare che le persone che avrei voluto con me a festeggiare non ci sono più.

E’ questo che mi fa male del mio ritardo.
E’ questo l’errore.

Volevo arrivare prima sul traguardo quando loro erano ancora al mio fianco, renderli fieri di me. Per tutte le telefonate farmi i complimenti, perché anche un misero, schifoso 18 meritava un “brava a nonna. ” E puntuale c’era sempre la solita domanda. “E mo quando lo devi fare un altro?”. Mentivo, sempre. Ho dato la colpa alla scaramanzia ma in realtà era soltanto orgoglio. Non mi andava di ammetterlo qualora avessi fallito. Preferivo rimanere nell’ombra, stare male in silenzio, senza che nessuno sapesse che avevo soltanto incassato un altro colpo.

Ci ho messo un po’ a superare le mie paure.
Ci ho messo troppo, in realtà.

E questo nessuno riuscirà a capirlo.
Dei pomeriggi passati a studiare esami mai dati.
Del silenzio quando chiamavano il mio nome perché non avevo il coraggio di rispondere. Ma cosa vuoi che ne sappiano gli altri.

Ci ho messo troppo.
E non sono ancora riuscita a farcela nonostante ce la stia mettendo tutta.
Allora ti guardi allo specchio e ti chiedi se sei tu il problema. La risposta è chiara e ovvia. “Sei tu l’unica causa della tua rovina.”

Sospiro.

Ho bisogno di altro tempo.
Non sono pronta all’ennesimo fallimento.

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Silence.

Era il mio colore preferito.
Ora mi da la nausea.

Fisso le ennesime spunte che diventano blu e marciscono in conversazioni vuote, come il mio stomaco in cui anche le parole da vomitare sembrano sparite.

E osservo frasi ignorate , tra quelle richieste di attenzione che non arrivano. Quando senti le lacrime arrivare ancora, in una stanza piena di gente, senza il buio del cinema a nascondermi questa volta. Ed è tutto sempre più difficile, è tutto sempre più freddo, di quell’azzurro ghiacciato che ho cominciato ad odiare. E mi prometto di uscirne un po’, di smetterla di essere così dentro ma poi mi ci rifiondo sempre e lo sento , sento che sto per annegarci e rimanere sotto, bloccata da quella lastra di ghiacciata che non mi farà tornare più in superficie .

“Non me ne frega niente.”

Assorbo.
Mi rendo conto che i miei sbalzi d’umore sono causati quasi nella totalità dei casi da situazioni di persone che mi circondano. Passo la vita a rimproverare gli altri , a scrivergli belle parole mentre mi accollo un po’ del loro dolore e questo mi manda in crisi, mi manda terribilmente in crisi.
Do uno sguardo superficiale alle cose e sono spaventata. Sono spaventata perché sostanzialmente non ci sono certezze, non ci saranno mai. Non ci sono certezze nelle persone, quelle le vedi andare via per scelta o per un malore improvviso. Ho problemi a gestire la cosa, ho problemi a gestire il distacco, ho problemi a gestire i finali. Lascio sempre le ultime puntate delle serie tv lì per mesi, gli ultimi capitoli dei libri, le situazioni che dovrebbero essere chiuse in sospeso perché non sono capace di accettare semplicemente che le cose finiscano.

Ciao Levante, grazie per avermi dato questa canzone proprio ora.

(Vieni a prendermi)

​Ci sono le solite urla di mia madre ed io che cerco di coprirle con la musica. Con il lenzuolo che mi copre le gambe, più per creare un distacco con il mondo esterno che per un freddo reale. E nel buio, nella solitudine della mia camera mi sento come quando a dodici anni mi promettevo di fuggire via in fretta. Sono ancora qui. Con queste pareti sporche che mi stanno sempre più stette, con le paure che mi soffocano, la solitudine a farmi compagnia nel vuoto di una cazzo di canzone di merda a caso che sto ascoltando. 

Volevo fuggire in fretta. Poi sono rimasta aggrappata alle speranze, a qualche persona che credevo valesse la pena e ai ricordi che col tempo ti idealizzano le aspettative. 

Sono ancora qui, con le stesse urla in sottofondo, gli occhi chiusi e lo stomaco che fa male ma non ci credo più che basti solo che il tempo scorra per stare meglio. 

//turnOFF.✖

Ho lanciato per terra tutto quello che avevo addosso:una collana,i vestiti,il dolore. L’ho fatto sperando che più forza mettessi,più mi aiutasse a sentirmi meglio,a liberarmi.

Invece mi sono sentita più pesante e oppressa di prima.

Schiacciata.

Mi sono sentita soffocare e spingere giu,cosi sono rimasta ,completamente immobile e nuda per un bel po’. Voglio tornare a casa. Sono stanca,di guardarmi allo specchio e dirmi da sola che è tutto ok,di parlare di cose che nessuno capisce. Sono stanca e non ho piu forze di lottare. Voglio solo rimanere qui,distesa,con la pelle d’oca e la faccia umida,mentre guardo il tempo scorrere ed io invece rimango qui,ferma,sempre allo stesso punto. È come camminare per giorni ,lottare contro la stanchezza,trovare la forza pensando che una volta arrivati ne sarà valsa la pena,per poi scoprire che sei su uno stupido tapis roulant e che tutto lo sforzo è stato inutile perché non ti sei mosso di un millimetro da dove sei partito ma eri troppo stupido e fiducioso per rendertene conto.

Ho sprecato energie,lacrime. Ho consumato le cuffiette nuove del cellulare, per cosa? Per crollare di nuovo insieme a tutte le mie insicurezze ,per guardarmi allo specchio distrutta giorno dopo giorno,per finire distesa sul solito pavimento freddo senza forze. Non posso reggere un altro colpo,non posso sopportare ancora le parole di chi ha l’arroganza di credere di capire. Rimango qui,distesa un altro po’, mondo tu vai pure avanti senza di me,che io ho bisogno di spegnermi un po’ .

Ero sdraiata sul pavimento col cane che mi leccava la faccia. Mi guardava stranito senza capire cosa stessi facendo e un po’ l’ho invidiato,un po’ mi sono sentita fortunata. Sapevo che qualunque cosa gli avrei fatto, qualunque dolore io avrei mai potuto provocargli lui mi avrebbe perdonato, avrebbe giustificato qualunque comportamento io avessi, senza provare mai rancore forse, senza mai sentire il bisogno di sdraiarsi sul pavimento e piangere; senza che nessuno avesse potuto deluderlo.

Smettiamola di dire che le persone all’improvviso sono cambiate.Andiamo, nessuno si alza una bella mattina e decide di essere una persona diversa,riuscendoci anche . Nessuno diventa una persona migliore, nessuno ne diventa una peggiore.
E’ solo una bella giustificazione per dire che ci faceva comodo così, ci serviva per un po’ illudersi. Nessuno è così bravo a fingere, a non mostrarci nemmeno una volta la sua vera faccia.

Quindi smettiamola, smettiamola di dare la colpa agli altri delle nostre delusioni, di puntare il dito su chi ci ha inculat per anni, per mesi o lo farà in futuro perchè noi adesso vediamo una persona diversa , perchè ” non è più quello di un mese fa”.

 

Ricordalo, Clara del futuro. Ricorda questa giornata, ricorda di non fidarti, ricorda che l’apparenza a volte inganna ma le restanti volte,invece, ci vede fin troppo bene.

“Credo seriamente che l’amore sia l’unica cosa importante nella vita. “

 

Io questi sproloqui per ricordare le persone li ho sempre guardati un po’ con cattivo occhio ma oggi mi sembrava doveroso ricordare, anche solo con poche parole, quest’uomo.
Lo ricorderò sempre per la sua eleganza, per quel suo velo di apparente freddezza e distacco , come colui che però poi preferiva fare un’intervista in piedi per paura che non tutti riuscissero a vederlo. Lo ricorderò per quel ‘Never’ con un sorriso beffardo quando tutti aspettando sempre da lui soltanto quella frase. E’ troppo scontato dire che l’ho amato in quello che è il mio personaggio preferito della mia saga preferita. Banale,ovvio, troppo troppo riduttivo.
Oggi devo salutare troppi dei miei personaggi preferiti; dal colonnello Brandon al giudice Turpin.
Oggi persino i sonetti di Shakespeare piangono la mancanza di uno degli interpreti più belli che abbiano mai avuto, che quella voce meravigliosa e calda riusciva a rendere al meglio.
Oggi va via uno degli attori che più ha fatto parte della mia vita; oggi mi sento come se avessero tolto anche un pezzo di me.
Ma questa è la bellezza dell’arte, del cinema: in qualche modo rimarrà sempre un po’ in vita in ognuno di noi.

R.I.P. Alan.
Grazie.

 

Cosa mi manchi a fare.

Il tuo ultimo messaggio non l’ho aperto. L’ho lasciato li, in sospeso, sul menu a tendina senza sbloccare il cellulare. Mi faceva sentire meglio guardare lo schermo e trovare un tuo “Ti Amo.”. Mi illudeva che tu fossi li, a scrivermelo ogni volta che io lo cercavo, che tu fossi li, a scrivermi ogni volta che ne avevo bisogno. Ho cercato di sentirti accanto tutto il giorno, ho sentito un vuoto anche quando non ce n’era motivo. Mi manchi. Mi mancano i tuoi selfie stupidi e orribili che poi ti offendi quando te lo faccio notare. Mi mancano le tue braccia quando sono triste ma ancora di più poterti scrivere ogni stronzata della mia vita. Non sono riuscita a smettere di pensare nemmeno per un secondo oggi e questa cosa mi sta uccidendo, sento che non posso farcela. Sto male e non è normale. Tutti mi dicono che passeranno in fretta,tutti mi dicono che “sono solo 4 giorni,andiamo”. A me sembra un’eternità. Sento il peso di ogni secondo, sento ogni centimetro che ci divide lacerarmi. Fa male ancora di più vedermi quasi derisa da tutti, forse anche da te, per quello che sembra essere “un’esagerazione.” E’ che ci penso. Penso continuamente a quanto sei lontano ora. Non riesco a non sentire il bisogno di scriverti .
Sono stupida. Sono tremendamente stupida. Ed oggi ero in macchina e guidavo sovrappensiero. E sono quasi arrivata a casa tua. E quando me ne sono accorta mi sono sentita un po’ morire dentro. Mi manchi. E scrivo deliri perchè mi illudo che mi faccia sentire meglio, perchè mi sento lo stomaco pieno anche se non tocco cibo da stamattina e mi manca anche sentirmi prendere in giro da te, ci faresti una battuta stupida ora, mi ci incazzerei anche perchè penserei che tu fai sul serio. Mi manca anche questo e mi sembra un’eternità. Torna presto, io faccio fatica anche a respirare ora.

-Non ti deluderò ☆.

Ci sono giorni in cui mi manchi più di altri. Adesso,tipo. Come una stupida chiudo gli occhi e mi sembra di sentire le tue braccia avvolgermi, proteggermi. Immagino la tua voce dirmi che va tutto bene,che andrà tutto bene. Mi tolgo i vestiti di dosso, mi passo una salviettina sul viso per eliminare i residui di trucco e la tua foto davanti mi guarda. Sorrido. E’ stupido,vero? Sentirti accanto più di chiunque altro,parlare con un pezzo di carta stampato e sentirmi avvolta da braccia che forse non l’hanno fatto mai. Non basta. Non basta e mi manchi. E maledico ogni stupido Natale perchè tu non ci sei, perchè sarebbe tutto diverso adesso se tu fossi qui. Saremmo tutti diversi. Forse sarei una persona migliore. Forse non capirei nemmeno la tua importanza, forse la darei per scontata. Ma non adesso. Adesso no. Adesso darei qualunque cosa.Venderei la chitarra, mi toglierei un rene,un occhio, una gamba. Ascolterei Gigi D’Alessio,mi trasferirei in Messico. Qualunque cosa . Tra qualche giorno tutti saranno a brindare per il nuovo anno, si illuderanno che sarà migliore, riempiranno fogli di buoni propositi. Io resterò a letto,come ogni anno e a mezzanotte ti penserò, penserò che sta per cominciare un altro anno in cui non cambierà nulla,in cui tu non ci sarai. A volte provo ad immaginare il tuo profumo. Lo sento, leggero, entrarmi nelle narici. Come il dolore. Lo lascio entrare travestito da bel ricordo. All’inizio ci credo, che sia qualcosa di bello. Poi pian piano toglie i vestiti e mi distrugge dall’interno. Eppure lo lascio fare, ogni volta. Perchè questo dolore che mi sta uccidendo è l’unica cosa che sembra legarmi a te,è l’unica cosa che può essere minimamente paragonabile ad una tua presenza. E’ l’unica cosa che ho, l’unica cosa che mi tiene legata a te. Non ti ho mai sognato,sai? E’ una cosa che ho sempre odiato. Sarebbbe stato bello poterti abbracciare anche soltanto per pochi attimi, anche soltanto in un sogno. Tremendamente doloroso ma bellissimo. Ho sognato posti, persone che non avevo nemmeno mai pensato, situazioni assurde mi hanno fatto compagnia ogni notte ma tu mai. Nonostante pensi a te continuamente, nonostante mi ritrovi quasi ogni sera a raccontarti le mie paure e i miei pensieri, non ti ho mai trovato in un sogno ed è straziante.
Sto scrivendo parole stupide,sconnesse,che nessuno capirà, che a nessuno interesseranno. Ne avevo bisogno.
Adesso chiuderò gli occhi,ti lascerò far male ancora un po’. Mi addormenterò anche stasera con il tuo pensiero che vaga nella testa, pensando che nonotante tutto questo dolore rimarrai la mia unica ancora,l’unica sofferenza che continuerò a cercare, l’unico uomo che ci sarà sempre senza deludermi mai.